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Pars


Diario


19 giugno 2006

Addio... Trasloco!

Sono sparito quasi definitivamente ormai. Ma era inevitabile, credo. Da quando questo posto non è più un mio diario personale in cui io scrivo di cose mie e – da qualche parte – qualche sconosciuto legge; da quando il Patato, ormai più di un anno fa, è tornato a fare coppia con me e ora – da più di un anno – si vive sotto lo stesso tetto; da quando – per forza di cose – i miei sfoghi non avvengono più via web ma li vomito tutti addosso al Patato stesso (che è lì, vicino a me… più comodo di così!).

Però non è un addio, in realtà. E’ un semplice trasloco. Oddio, di preciso non sappiamo cosa succederà, ma abbiamo deciso che non era carino che il Patato continuasse a fare la Special Guest del mio blog. Ecco che allora ci è venuta la brillante idea di aprirne uno in cui entrambi possiamo scriverci cose (cosa, non si sa…).

L’ennesimo blog inutile!




permalink | inviato da il 19/6/2006 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


19 maggio 2006

Di questa stagione...

Rileggo le tue parole. So che dovrebbero stimolarmi ma in realtà mi fanno solo stare male, mi creano disagio, mi attorcigliano la pancia.
“Ogni tanto nella vita di ognuno di noi passa un treno, veloce, scintillante, un OrientExpress che ti porterà lontano, alla scoperta di luoghi sconosciuti, oltre tutti i confini e tutti gli orizzonti... Ma su quel treno devi salirci subito, senza esitare. Magari con la paura nelle gambe, gli occhi sbarrati, coi pochi bagagli che avrai o che sarai riuscito a fare... ma alla fine ti renderai conto che certi viaggi si fanno leggeri. Gabbie del passato. Quel treno passa, fischiando... Tu lo senti? Devi sentirlo, non puoi non sentirlo... Devi credere in una meta, in una tua vita migliore, in un sogno, qualunque esso sia.... Sei così magico e non te ne rendi conto. Un giorno alzerai le vele e ti farai portare dal vento, verso una nuova terra. La tua. Salpa, porca miseria, sali, anche se ti sembra una carretta del mare, mezza affondata e rugginosa. Segui le stelle. I sogni. Esplora terre nuove. Supera i tuoi limiti... I confini... E’ bello il mare aperto”.
Merito di più. Si. O forse no? Sono così pigro… Un cazzone talmente svogliato, talmente privo di autodisciplina e di forza d’animo, da arrivare a sopportare situazioni decisamente apatiche e prive di stimoli. E lasciare che giorno dopo giorno i miei occhi sorridano sempre meno. Può uno così meritarsi di più? Ne dubito.
Ecco, mi auguro solo di non arrivare a capire quello che devo capire quando sarà ormai già troppo tardi…
L’angelo inconsolabile, mi hai definito. Trovo che la definizione sia davvero molto carina. Ho però il timore che nel mio caso sia anche una definizione che rischia di diventare una scusa, un qualcosa a cui aggrapparsi per giustificare questa situazione di immobilità assoluta.

Che posso fare? Colpo di coda e mollo tutto? Ricomincio da capo? Ricomincio cosa, poi…




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12 maggio 2006

Esprimi un desiderio

Eh si. Ho raggiunto il numero dei giri dell’ormai desueto vinile… Un po’ me li sento, dentro. Fuori non tanto, ma dentro un po’ si.
Dica "trentatre…". "Trentatre"... Sti cazzi!
Pensa che oggi, tra dieci anni, starò per finire di pagare il mutuo;  e pensa pure che oggi, ma solo tra un anno, si concluderà quello del prestito della macchina. Son traguardi e soddisfazioni di una vita media eh, mica paglia!
La mia collega dirimpettaia, che compirà gli anni solo tra una settimana, è già in crisi. Beh… la capisco, lei ormai è già ai 36. E’ lì che sbatte la fronte sulla tastiera perché a 36 anni vive sola, senza fidanzato/marito, senza una famiglia da accudire; addirittura lamenta il fatto di non essere neanche riuscita a diventare ragazza madre. Tira le somme, lei.
No, io no. Preferisco davvero di no, grazie. Mi farebbe un po’ senso, di questi tempi, e in questo periodo sono pure piuttosto schizzinoso.
No, molto meglio godersi gli auguri di papà orso, in diretta dal raduno degli alpini, ad Asiago. Suppongo si sia dovuto ubriacare per riuscire a telefonarmi stamattina, riuscendo a superare se stesso, vincendo quel suo astio nei confronti delle parole. Ma l’ha fatto, c’è riuscito, ha chiamato. E’ pure stato il primo... Caro papi, ti adoro. E ti ringrazio un casino.
Non so ancora come festeggerò i miei 33 anni. Non ho pensato a nulla. Le feste di compleanno mi imbarazzano sempre un po’. Forse è per quello che non avviso mai nessuno. E’ anche vero però che una festa a sorpresa mi farebbe piacere. Non so bene il perché… forse perché ho visto la faccia stupita dell’amico a cui l’hanno organizzata recentemente e… un po’ ho invidiato quella sua espressione gioiosamente bambinesca, tutta quella gente intorno, il senso di appartenenza ad un grupp… humm… Mangiato pesante a pranzo!
Scusate.

Auguri, Pars. Esprimi un desiderio...




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11 maggio 2006

Distrazioni

Oggi è stata una di quelle giornate, lavorativamente parlando, che sarebbe bene dimenticare. Ad ogni modo, le migliaia di cose inutili da dover sbrigare non hanno potuto evitare di farmi notare che pendo tutto da una parte… Non so come mai, ma mentre passavo davanti ai separé di vetro dell’ufficio, ho avuto l’amara sorpresa di constatare che una spalla è più bassa dell’altra. E non di poco, di almeno un paio di centimetri! Paura… mi già vedo come Andreotti, ma di lato. E se penso che fino al due Giugno non c’è più un ponte, la pendenza si accentua!

No, no, qui urgono azioni strategiche per far fronte al dramma. Patato, facciamo che a fine mese mi porti a giocare a Gardaland?




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10 maggio 2006

Di cose che sembrano buffe (solo dopo però...)

Sono passati secoli, da quando ho postato – svogliatamente – l’ultima volta. E nel frattempo, in questo quasi mese di assenza, mi pare siano successe un sacco di cose.

Innanzitutto abbiamo litigato. Pesantemente. A tal punto che non ci si parlava più ed io dormivo sul divano per il senso di orticaria che mi suscitava. Avevo persino meditato di tornarmene nella mia casetta, da solo. Avevo voglia di fuggire, di non sentire più qualcuno – quel qualcuno – che borbotta e sbuffa per quello che fai o che non fai.

Poi mi son detto che questa scenata l’ho già fatta più di una volta e in tutti i casi non è mai servita a nulla. Mi sarei ritrovato a piangere davanti alla televisione rimpiangendo lo stare sdraiati assieme a coccolarci. Allora ho provato a rilassarmi e a pensare al perché succedono certe cose. E ho scoperto che anch’io sono un “orgoglione”, uno che se non gli si da ragione piange come un bimbo viziato. Forse alle volte mi ci vorrebbe un tantino più di umiltà, chissà… I problemi ovviamente non si risolveranno in quattro e quattr’otto, ma almeno dormiamo ancora assieme ed io provo a rimediare alle mie mancanze su sue sollecitazioni esplicite! Vedremo se col tempo riuscirò a diventare un bravo ometto di casa ed un dolce maritino… (e speriamo pure che la cosa sia reciproca!)

Mia nonna è morta. Lunedì 1° Maggio, di mattino presto. Avevo capito che era morta nel sonno e invece ho poi scoperto che si è ingozzata mentre la imboccavano durante la colazione. Confesso che mi sono girati i coglioni, perché avrei preferito morisse in un altro modo e non mandando giù una stupida cucchiaiata di omogeneizzato!

Mercoledì le hanno fatto il funerale. Ho pianto, in chiesa. Sono rimasto in fondo, lontano dalla crocchia di parenti che tanto non vedo mai, e lontano anche dalle zitelle e dalle vedove che vengono in chiesa solo per vedere chi è morto. Ho pianto nell’ombra di una nicchia ripensando a quando rientravamo in Italia dall’estero e passavamo tre mesi in casa sua; ho pianto pensando a quella cucina verde e bianca dove, dopo il bagnetto, seduto in bilico sul bordo del tavolo di formica, mia mamma e mia nonna mi asciugavano e strizzavano per bene; ho anche pianto rivedendomi seduto in sala, su quella moquette rasposa, davanti alla tele a guardare i cartoni animati italiani…

Ma ho anche riso, perché ho scoperto che tutti i parenti messi in una stanza insieme alla morta generano situazioni così grottesche di fronte alle quali è praticamente impossibile rimanere impassibili.

La nonna è morta con una gamba piegata? La zia ai signori delle pompe funebri: “Mbeh? Spezzategliela e mettetegliela dritta, che così sta proprio male da vedere…”.

La zia ai suoi fratelli: “ho pregato perché morisse in fretta”. Mia mamma a mio papà: “quella è una stronza perché non si prega per far morire la gente. Al massimo si prega affinché muoia bene, senza soffrire, ma non perché muoia!”. Mio padre a mia madre: “a me onestamente sembrano tutte e due delle frasi del cazzo…”.

Il mercoledì pomeriggio il cimitero è chiuso? Non preoccupatevi, che tanto viene aperto appositamente per i funerali. Ecco che quindi può capitarti di vedere il Mercedes delle pompe funebri che viaggia a 70km/h e la gente dietro che corre per stargli dietro, il becchino che scaraventa la bara nella fossa, la chiude alla bene e meglio, si alza, si pulisce le mani sul culo e con tipico accento bergamasco, mentre la famiglia piange e si consola come può, comincia a spintonare chi ha sotto tiro perché lui deve chiudere, chè “pota ol cimiter ol mercoldè l’è mia dervit”!

A casa finalmente abbiamo l’ADSL. Manca ancora un portatile serio ma almeno – forse – potrò finalmente smettere di leggervi in fretta e furia dall’ufficio e cominciare a farlo con calma e serenità stravaccato sul divano…

E voi? Che mi raccontate di bello?




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19 aprile 2006

Dubbi...

Scusate, sono io che ho gli ormoni a palla o oggi fa proprio caldo?




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18 aprile 2006

Madrid

Si, si, non ditemi niente, chè lo so da me: non si fa così, non si sparisce senza preavviso, non sta bene non lasciare tracce di sé… Perdonatemi ma mi è venuto così (e non è nemmeno detto che sia l’ultima volta!). Mi mando a cagare da solo.
Ieri, a quest’ora, uscivamo dall’albergo per andare a fare colazione. Nel solito posticino in Plaza del Sol. Solito café solo, zumo de naranja e mugis. Oggi invece ci sarà il solito pranzo in mensa…

Eravamo là da mercoledì sera… Madrid non è una città splendida, detto onestamente. Molto meglio Barcellona, se proprio si deve fare un paragone. Però è affascinante, eccome! Forse perché i madrileni hanno gli stessi ritmi che avrei io se non vivessi in una città come Milano. Colazione all’alba di mezzogiorno, pranzo verso le 14/15, cena verso le 23. Quattro chiacchiere con gli amici fino a tardi in qualche bel posticino. Io onestamente non ho capito se quelli che ho visto sono i loro ritmi abitudinari o se, visto che era la Semana Santa, e quindi vacanza anche per loro, si sono smollati ed hanno prontamente colto l’occasione per scatenarsi. Mi piace però pensare che sia così tutti i giorni dell’anno. 

Madrid è stata la mia prima vacanza in gruppo da quando avevo più o meno 20 anni. Non è stato facile. Tuttora mi sto chiedendo per quale motivo siano successe (e non siano successe) certe cose. E’ inutile: pare proprio che io mi diverta un sacco a menarmela sul “sto facendo bene/ sto facendo male”. Non riesco ad essere me stesso e a “fregarmene” degli altri. Che nervi.

A Madrid – caso vuole – eravamo alloggiati alla Chueca. Che pare sia il quartiere dove si concentra la vita gay madrilena (i locali, perché di gay ce n’era pieno ovunque!). Anche qui, come già capitato in altre città europee (quelle vere) ho apprezzato le cafeterie dalle grosse vetrate, la luce del sole che entra, i tavolini di legno, un caffè mentre si legge e si chiacchiera, la gente dei tavolini di fianco, e fuori, che parla con gli amici e si fa gli affari propri, etero e gay mischiati. Una dimensione davvero inusuale anche per noi due che pure ci facciamo pochi problemi; un senso così liberatorio di… normale quotidianità.

Madrid è stato girare – oltre che per palazzi e musei e piazze famose – anche per librerie in cerca di libri in spagnolo. Infilarsi nei supermercati lontani dai circuiti turistici. Mangiucchiare un bocadillo in una cerveseria lontana da possibili invasioni barbariche di italiani lasciati a piede libero. Madrid è stata anche il desiderio di vedere Almodòvar col suo nuovo, meraviglioso, lavoro (Volver), la coda per entrare al cinema; la pubblicità, i trailers, il film, tutto in spagnolo. E capire, per me, è stato un po’ come tornare a casa…

Sinceramente, io oggi sono ancora là…




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3 aprile 2006

Di passaggio

La luna di miele, ahinoi, non c’entra nulla.


E’ solo una questione di tempo che manca; qui in ufficio si sgobba che è un piacere (sarò masochista pure io, però…).


Portate pazienza dai, che prima o poi aggiorno come si deve.


Nel frattempo, vi ringrazio tutti per le congratulazioni.



E i confetti se li è mangiati il postino. Si, si, sicuro…




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13 marzo 2006

11.03.06



Il tutto si è svolto all’interno di una splendida cornice, quella della mia Città Alta, che non è solo il rettilineo commerciale e turistico composto da Stazione della Funicolare – Via Colleoni – Via Gombito – Largo Colle Aperto, bensì un insieme di vicoli acciottolati, di stradine tortuose, di magnifici scorci, di locali frequentati da adolescente e di infiniti ricordi; il tutto sotto un cielo di straordinaria limpidezza, osservando le stelle e la luna e contemplando l’orizzonte puntinato di luci di Bergamo bassa, appoggiati al muretto di fianco alla Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco. E lì ci siamo scambiati le nostre emozioni…

 

Non c’è molto da dire, di più. O forse più semplicemente non c’è molto che abbia voglia di aggiungere. Questa volta condivido il pensiero del Patato e la voglia di conservare per me immagini e parole ed emozioni, è forte.

P.S.: il servizio fotografico coi dettagli dell’intera cerimonia verrà trasmessa in anteprima su Wedding Channel, canale 321 di Sky.




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10 marzo 2006

Non lo sapevo...

Ma adesso so.
Ho appena firmato!




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